Le altre Confraternite

Si hanno notizie che nel 1310 in Arena erano presenti tre Chiese: Santa Maria de Arenis, Santa Domenica de Arenis, una Chiesa del Salvatore e San Teodoro.

In un apprezzo datato 1653 dello Stato di Arena di Calabria apprendiamo che le chiese erano: quella di Santa Maria extra catrum, cioè fuori dalla porta ed indi detta Santa Maria dello Stròcàstro, identificabile con la Chiesa di Santa Caterina; la chiesa di San Teodoro, di rito greco; la parrocchia di S. Maria de Graecis anch’essa di rito greco, la quale era al centro della città, divenuta in seguito Santa Domenica; la parrocchia di Santa Maria de Latinis, di rito latino, la quale era all'estremo orientale e sotto il castello; la chiesa di San Giacomo annessa al piano nobile, quello detto del Marchese, e la chiesa di San Demetrio. In piazza troviamo il convento dei padri francescani con annessa chiesa. Si legge ancora di quella piccola cappella del Sacramento che è ubicata vicino il convento, sempre in piazza e sotto il titolo di Sant’ Antonio Abate.
Dopo il terremoto del 1783, rimasero in piedi o furono riedificate Santa Domenica, San Teodoro e Santa Caterina, si cominciò a ricostruire la parrocchiale Santa Maria de Latinis non più sotto il castello anch'esso rovinato, ma proprio in adiacenza della piazza, presumibilmente dove c'era la chiesa di Sant’Antonio.

F. Poerio, Storia dello stato di Arena di Calabria, Edizioni Mapograf
G. Crocenti, La valle del marepotamo, Vincenzo Ursini Editore, 1980

 

La confraternita dell’Immacolata Concezione

Per i frati francescani l’immacolato concepimento della Vergine Maria è da sempre la festività mariana più significativa e dunque celebrata in maniera più significativa. La presenza della comunità francescana ha avuto molta influenza sulla nascita della confraternita nell’abitato di Arena.
La confraternita dell’Immacolata Concezione di Arena venne aggregata alla primaria arciconfraternita romana, con sede nella basilica di San Lorenzo in Damaso il 19 Settembre 1580.

Un documento datato 30 Settembre 1614 afferma la donazione alla confraternita di una vigna con alberi di sicomori e di altri frutti sita in località “Milidoni” nel territorio di Acquaro.
Sessant’anni dopo la citata aggregazione da parte della confraternita di Arena a quella romana, il 5 Agosto 1640, furono concesse le indulgenze nel giorno festivo dell’Immacolata Concezione e nelle altre quattro feste maggiori della Madonna all’arciconfraternita dello Stellario della Madonna, eretta nella basilica francescana di Santa Maria in Aracoeli.
La denominazione ha origine nella città di Lucca dove la statua dell’Immacolata è posta alla sommità di una colonna in mezzo ad un ampio spazio chiamato piazza dello Stellario.
Si tratta certamente dello stes
so sodalizio, il quale aveva assunto denominazione che in quel periodo i francescani davano alle associazioni che professavano e propagandavano la devozione all’Immacolata Concezione.

A. Tripodi, Le Confraternite di Arena, in "Rivista Storica Calabrese", a. XV, n .1-2, 1994

 

La confraternita di Santa Caterina Vergine e Martire

La visita pastorale del 2 Ottobre 1630 alla confraternita di Santa Caterina di Arena riporta la chiesa di Santa CatSanta Caterina Arena VVerina fuori dall’abitato. La chiesa era, infatti, intitolata a Santa Maria extra castum, cioè fuori dalla porta ed indi detta Santa Maria dello Stròcàstro.
L’estinzione della
confraternita dovrebbe essere avvenuta tra la fine del XVII secolo e l’inizio del secolo successivo, infatti non si fa riferimento alla confraternita nelle visite pastorali successive al 1717.
Riferimenti alla confraternita sono stati rinvenuti nei “Libro d’introito ed esito della cappella di Santa Caterina di Arena” degli anni 1769-1784 nei quali si legge che “per lo Confalone dell’antica Congregazione” si pagava al vicario foraneo mezzo ducato all’anno.
Della chiesa di Santa
Caterina, dopo il terremoto del 1783, venne ritrovata una traccia in un atto di morte nei registri degli atti civili del Comune di Arena. Da questo documento si desume ulteriormente che a quella data esisteva la suddetta chiesa, ricostruita dalla Cassa Sacra, con annesso un romitorio, presumibilmente di modeste dimensioni, come, del resto, doveva essere la chiesa.  La vecchia chiesa eretta nella località ancora oggi denominata Santa Caterina e che dalla Vergine prende il nome, riportata nel foglio di mamma n°1 del catasto del comune di Arena, fu demolita l’anno 1948 per far posto alla caserma delle guardie forestali ancora oggi esistente.
La statua lignea di Santa Caterina, deturpata da un “restauro” consistito solamente in una ridipintura con non felice scelta di colori, si trova, in condizioni di degrado e abbandono, in una navata laterale della chiesa matrice.

A. Tripodi, Le Confraternite di Arena, in "Rivista Storica Calabrese", a. XV, n .1-2, 1994
S. Pagano e D. Annetta, Arena di Calabria memorie di un millennio

 

La confraternita del SS. Sacramento, poi San Michele Arcangelo

Dal “Platea quarta della Mensa Vescovile di Mileto renovata nell’anno 1654” si apprende che col primo titolo fu aggregata alla omonima arciconfraternita romana l’1 Agosto 1564.
La pia associazione durante il XVII secolo dovette attraversare una fase di sbandamento e di conseguente decadenza, infatti agli inizi del Settecento era inattiva.
La confraternita del SS. Sacramento, che deve il nome alla cappella eretta nell’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio Abate eretta nella piazza del paese, venne rifondata tramite un atto notarile del 8 Aprile 1717 in cui si diceva “che in detta Cappella si ritornasse ad erigere, o pure si confirmasse la Confraternita o Congregazione solita, e da più tempo dispersa sotto il titulo medemo del Venerabile”.
La vita della rinascente confraternita era regolata da
ventisette articoli. Ogni iscritto era obbligato a visitare i confratelli infermi due volte alla settimana, e durante le riunioni si doveva pregare per la loro salute fino a quando non fossero guariti. Coloro che non sapevo leggere, ed erano la stragrande maggioranza, durante l’ufficio in suffragio dell’anima di un confratello defunto erano tenuti a “recitare divotame(en)te sotto silenzio” cinquata Pater Noster ed altrettante Ave Maria.
Per quanto strano possa sembrare, il sesto articolo prescriveva “che nium fratello dovesse entrare in loco cotanto Venerabile con Armi, legni, bastoni, figlioli, o cani, o Donne” pena per i trasgressori era l’allontanamento.
L’articolo diciassette esortava che “ogni fratello si sforzi tenere in casa sua l’Immagine del Crocifisso, e della Beatissima Vergine Maria” dinanzi alle quali doveva fare l’esame di coscienza prima di andare a dormire ed il ringraziamento la mattina per essere stato conservato sano durante la notte, e domandare “aggiunto, acciò non inciampare a qualche peccato” nel corso della giornata che stava iniziando.
Nessuna documentazione ufficiale
riporta l’effettiva ricostruzione della confraternita, non possiamo affermare con certezza che la confraternita sia stata effettivamente riorganizzata secondo gli articoli citati. La seconda sembra l’ipotesi più accreditata, infatti, documenti ufficiali riportano che l’11 Gennaio 1739 l’arciprete Giovandomenico Gullà approvò le “Istruzioni, seu capitolazioni” per la fondazione della confraternita di San Michele Arcangelo sotto il titolo del Santissimo Sacramento.
La divisa era costituita dal cami
San Michele Arcangelo Arena VVce bianco, dalla mozzetta azzurra e da una fascia trasversale rossa che richiamava il colore dell’antica e non più funzionante confraternita del Santissimo Sacramento.
I confratelli erano obbligati a partecipare alla processione per le vie del paese con la statua dell’Arcangelo, questo sta a significare che la statua faceva già parte della confraternita.
L’unico riferimento alla statua
di San Michele è contenuto nel testamento dell’arciprete Gullà del 17 Giugno 1764 che riporta la donazione alla confraternita delle statue lignee di San Michele Arcangelo e del Cristo Risorto entrambe attribuite allo scalpello dell’artista napoletano Gennaro Franzese. Nello stesso testamento viene riportata la donazione alla confraternita da parte dello stesso Gullà dell’Immacolata e di due tronetti di oro fino.
Durante la visita pastorale del 10 Luglio 1743 la confraternita venne per la prima volta menzionata, si legge infatti: “reperit erecta sodalitas confratrum sub istitutione SS.mi Sacramenti”. La confraternita ricevette il regio assenso l’1 Luglio 1777, e ottenne il ravvivamento, dopo la sospensione a norma del real dispaccio del 29 Giugno 1776, il 4 Novembre 1790. Si dovette “formalmente” impegnare al “mantenimento di tutti i trovatelli del paese fino all’età di sette anni, adoperandosi che apprendessero di un mestiere od un’arte onde non crescessero oziosi e vagabondi con nocumento a se stessi ed alla società in cui vivevano”.
La chiesa arcipretale sotto il titolo di Santa Maria de Latinis sorgeva nella parte alta dell'abitato, nell'attuale rione campanaro, e venne distrutta dal terremoto del 6 dicembre 1743. Le funzioni dell'arciprete si svelgevano nella filiale chiesa del Sacramento o di Sant'Antonio Abate, nella quale fu traslato il fonte battesimale. Il nuovo edificio, ancora in costruzione quando fu colpito dal "flagello" del 5 e 7 Febbraio 1783, venne completamente distrutto dal moto tellurico della mattina del 23 dicembre 1784. Spostata al centro del paese, era in costruzione a spese della Cassa Sacra "nel suolo della chiesa, ed il convento" dei Minori Conventuali quando fu colpita in modo irreparabile dal terremoto del 12 Ottobre 1791. L'esistente, fu edificata non molto distante, sui solidi resti della chiesa del Santissimo Sacramento o di Sant'Antonio Abate, già sede della confraternita.
In essa era custodito il reliquiario della Santa Croce che, in origine, era nella cappella privata dei Marchesi di Arena, nella chiesa del convento dei Padri Francescani, intitolato a San Nicola. Esisteva anche il quadro di buona fattura di San Francesco Saverio, proveniente dalla chiesa di Potame, dipinto nel 1661, ritenuto miracoloso e il quadro dell’Immacolata, della scuola del Correggio. Questi due quadri furono distrutti in un incendio la notte del 20 Settembre 1890 che causò anche la perdita di una statua di Sant'Antonio, la cui festività ricadeva la domenica successiva, e del reliquiario della Santa Croce.
Nel fondo della navata a destra entrando nella chiesa matrice, chiamata “il cappellone” della confraternita di San Michele Arcangelo, è posto l’altare marmoreo con la nicchia della citata statua del titolare, disegnato dal pittore arenese Nicola Valentino di Leonardo il 28 Agosto 1900, non è dato conoscere il nome dell’artista che lo scolpì. La navata è posteriore alla costruzione della chiesa e fu abbellita durante gli anni che seguirono per le elargizioni dei fedelissimi del Santo Arcangelo. Nelle nicchie dei tre altari laterali della navata, eseguiti nel 1945, sono conservate le statue del Cristo Risorto, dell’Immacolata e quella di San Giovanni Evangelista. La chiesa non ebbe mai campanile e solo di recente si provvide a farne uno assai piccolo.
L’anno 1992 la confraternita di San Michele Arcangelo ha provveduto al restauro della statua lignea del titolare. Suggestive sono riuscite la sera del 26 agosto la messa celebrata dal Vescovo di Mileto tra i ruderi del castello feudale e la processione con le fiaccole per il rientro dell’immagine nella chiesa matrice.

A. Tripodi, Le Confraternite di Arena, in "Rivista Storica Calabrese", a. XV, n .1-2, 1994
F. Poerio, Storia dello stato di Arena di Calabria, Edizioni Mapograf
S. Pagano e D. Annetta, Arena di Calabria memorie di un millennio

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